L’estate 2025 si apre con segnali contrastanti per l’economia globale. Secondo un recente studio della Banca Mondiale, il rallentamento della crescita si fa sempre più concreto: il PIL globale è atteso al +2,3%, il livello più basso degli ultimi decenni. In questo contesto di incertezza, le politiche delle banche centrali tornano al centro del dibattito.
I mercati guardano con crescente attenzione alla Federal Reserve, da cui ci si aspetta un taglio dei tassi nella riunione di settembre. Questo potrebbe innescare un effetto domino su altre banche centrali, come la Bank of England, alle prese con un mercato del lavoro fragile e un’inflazione che fatica a stabilizzarsi. Il tasso di disoccupazione nel Regno Unito, in aumento per il terzo mese consecutivo, rappresenta un segnale d’allarme.
Ma a pesare sull’equilibrio macroeconomico sono anche i dazi commerciali, il cui impatto sull’inflazione resta difficile da prevedere. Mentre in Cina si assiste a una tendenza deflattiva, in Europa e negli Stati Uniti l’inflazione resta al di sopra del target del 2%. Il timore è che i nuovi dazi possano far salire i prezzi senza un corrispondente aumento della domanda, spingendo le banche centrali a tagliare i tassi per evitare un rallentamento eccessivo.
In sintesi, le decisioni delle banche centrali nei prossimi mesi saranno cruciali per capire se il 2025 potrà evitare una stagnazione prolungata o se ci attende un secondo semestre ancora più incerto.
